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LEZIONI DI FANTASTICA: RODARI E NUOVI IMMAGINARI

Appassionati di Gianni Rodari venite a me, la lezione di oggi ha tutte le carte in regola per essere fantastica !

A cento anni dalla nascita e a 40 dalla morte (1920-1980), esce una biografia pensata per insiemi, in grado di restituire un'immagine dello scrittore di Omegna, sconosciuta a molti, coinvolgente e affascinante. 

Un testo che scardina le antiche credenze che collocano Rodari nei "soli" insiemi "maestro" e "scrittore per bambini" , e ha l'ambizione di riconsegnarci un uomo nella sua completezza.

Ma chi è Gianni Rodari? Quante cose dobbiamo ancora imparare sulla sua figura?


Lezioni di Fantastica edito da Laterza, vi aprirà un mondo nuovo.






LEZIONI DI FANTASTICA
Laterza Editore

Gianni Rodari è stato il più grande scrittore di favole e filastrocche del Novecento italiano, ma non ha "soltanto" inventato storie per bambini, ha fatto molto di più, ha inventato un nuovo modo di guardare il mondo.

È stato un meraviglioso maestro, scrittore, giornalista, militante. Un intellettuale che ha usato la parola, con tutti i suoi significati, come strumento di liberazione e di crescita democratica. 

Perché una biografia per insiemi?




Uno degli esercizi di fantasia più noti di Gianni Rodari è il gioco degli insiemi, risponde alla domanda formulata «dal bambino che vuol sapere chi è, e la mamma gli dice ‘figlio’, ma anche un ‘fratello’, un ‘pedone’, uno ‘scolaro’ eccetera eccetera; e ogni volta fa un nodo su una corda; insomma, scopre (matematica) gli ‘insiemi’ di cui fa parte». Ognuno di noi, così, è figlio, amico, fratello, ma anche di Manziana o di Bolsena, ha gli occhi verdi, va in bicicletta, mangia il gelato a colazione.
Chi è, dunque, Gianni Rodari, a quale insieme, a quanti insiemi, appartiene?

Partiamo da un ricordo di Antonio Faeti, studioso e amico di Rodari: «Rodari aveva quasi vent’anni più di me: giusto l’arco di un’intera generazione. Tuttavia in molti dibattiti, in convegni, in tavole rotonde a cui abbiamo entrambi partecipato, accadeva che la parte del vecchio dovessi inevitabilmente interpretarla io, come se avessimo preso in questo senso un ammiccante accordo, mai più tradito». È una sera romana del 1973, a Gianni Rodari è stato chiesto di presentare Guardare le figure, saggio sulle illustrazioni dei libri per l’infanzia, uscito per Einaudi l’anno precedente. «Con la grazia inimitabile, l’umorismo, l’arguta imprendibile profondità che metteva in queste cose, Rodari, per quanto fosse lì presente, davanti ai sorridenti ascoltatori, mi descrisse come un vecchio professore, forse impazzito a causa dei troppi libri letti e riletti in continuazione. Una specie di maniaco cacciatore di farfalle che rinunciava agli insetti per collezionare antiche stampine di cui si era follemente innamorato, in un’infanzia remota».
Quei libri di cui parla Faeti, infatti, Rodari da bambino non li ha letti, e pure se li avesse letti forse non li avrebbe amati, così come era accaduto alla grandissima maggioranza dei bambini appartenenti alla sua generazione e a quelle precedenti. Le storie della letteratura per l’infanzia, e anche Guardare le figure, hanno sempre dimenticato di tener conto di un dato fondamentale, cioè che l’«infanzia storica» in Italia non aveva mai letto nulla, «presa com’era da altri problemi: la denutrizione, la pellagra, la fame, il lavoro minorile, il disambientamento causato dalle frequenti emigrazioni. I libri per bambini, ‘storicamente’, erano destinati ai figli della media e alta borghesia (con qualche eccezione, ridacchiava Rodari, costituita dagli incontri fortunosi e particolari, come quello dell’autore di Guardare le figure), non certo appartenente alle due classi privilegiate, con nutritissime e vecchie biblioteche».
L’«infanzia storica», nata in un’Italia con pochi libri, figlia di analfabeti ma ricca di una tradizione orale, fatta di veglie in stalle affollate, un’infanzia a cui appartiene anche Gianni Rodari. «Non c’erano libri per bambini in casa mia, ce n’erano ancora meno in casa di mia madre. A sette anni è andata a lavorare in cartiera e non credo avessero dei libri». Non era lei a raccontare le favole, dirà Rodari in un’intervista a Nico Orengo del 1979, la zia, la nonna semmai; la mamma no, non aveva tempo.
Crescere in una casa senza libri per poi diventare uno scrittore non è un’esperienza così rara nel Novecento. Indagare sul momento in cui scoppia l’amore fra il bambino e la pagina di un libro è, tuttavia, sempre, un’esperienza interessante perché getta luce su un angolo buio della storia, quello dell’infanzia di famiglie che non posseggono la parola scritta..  Vanessa Roghi

Quello della storica Vanessa Roghi è un viaggio nel tempo che mette in luce le informazioni che consentono di attribuire la giusta dignità a una figura di spicco come Rodari, riflesso fino ad ora in uno specchio in parte deformante.

Rodari è figlio di un fornaio, prestino e commestibili, cresce in una casa senza libri, scrive i suoi primi versi sulla carta assorbente, si innamora delle poesie di Leopardi e Montale e arriva al mondo della scrittura per l'infanzia quasi per caso.

Il suo modo di scrivere, definito spesso "strampalato" affascina intere generazioni, i testi che ci regala hanno un alto potere comunicativo, esprimono una forte coscienza politica e manifestano un pensiero chiaro, sempre attuale e mai banale, basta pensare ai dialoghi aperti sul mondo della scuola, sono tutt'ora al passo con i tempi.

Il periodo storico in cui vive è complicato, ma questo appare più come uno stimolo a fare meglio, ad accompagnare il paese nella sua trasformazione, a restituire la voce anche ai ceti più poveri.

Rodari applica nel quotidiano il metodo dell'utopia. "Il senso dell'utopia, un giorno, verrà riconosciuto tra i sensi umani alla pari con la vista, l'udito, l'odorato, ecc .Nell'attesa di quel giorno tocca alle favole mantenerlo vivo, e servirsene, per scrutare l'universo fantastico". 

Chi ha detto "Scrittore per bambini" ?

Guai a ricordarlo "solo" per la fama di scrittore per bambini. Lui "si è sempre pensato uno scrittore per tutti e una delle cose in cui si è riconosciuto di più è stata quella di finire, con le sue storie, fra Brecht e Lee Masters nella collana einaudiana degli Struzzi", riporta l'autrice.

Tracce di memoria

I testi che ci lascia sono pieni del suo vissuto, quindi l'invito, da ora in avanti, è quello di cogliere quei sassolini bianchi disseminati nelle sue filastrocche, negli articoli, nei libri..il tutto per arrivare alla sua preziosa casa sul lago, nella città di Omegna.



E per non dimenticare mai la meravigliosa e preziosa persona che è stata Rodari, l'autrice suggerisce di ripetere il suo nome all'infinito: Gianni Rodari, Gianni Rodari, Gianni Rodari...

Da provare!

Per acquistare il libro clicca qui

In copertina un'opera di Bruno Munari, legato allo scrittore da un rapporto editoriale durato 10 anni. 


*Un ringraziamento ad Elisa Comi proprietaria del giornale immortalato nella foto, facente parte della collezione rilegata de "Il Pioniere", settimanale fondato da Rodari insieme a Dina Rinaldi, rivista "scomunicata" dal Vaticano e bruciata nei cortili delle chiese insieme agli altri libri dello stesso autore.

Evviva la libertà di pensiero e evviva Rodari ;-)

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